Anche avvocati e medici coinvolti nel caso
Anche avvocati e medici coinvolti nel caso.

E' stata utilizzata a mani basse anche la tecnologia, gli outlook, le email. Per ricevere e diffondere falsi certificati. I risultati finali di tutto questo, una ingente truffa, e una maxi-operazione di contrasto, sono notevoli: 33 misure cautelari e 69 avvisi di garanzie sono state notificate dai carabinieri del Comando Provinciale di Messina, nell’ambito di una inchiesta, denominata Pathology, che ha permesso di sgominare una associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, truffa aggravata ai danni ai danni dell’Inps, falsa perizia, falso in atto pubblico e altro. I provvedimenti sono stati firmati dal gip del Tribunale di Patti (Messina).

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L'indagine siciliana sulla truffa milionaria ai danni dal'Istituto Nazionale Previdenza Sociale è iniziata nel 2015: a svolgerla i Carabinieri della Compagnia di Patti (Messina), che ha permesso di scoprire l’esistenza nell’area tirrenica della provincia, di un’associazione per delinquere.

Come operava?

Mediante la redazione di false perizie e false certificazioni mediche, si riusciva a condizionare l’esito dei ricorsi giurisdizionali, promossi da privati cittadini presso il Tribunale del Lavoro di Patti, contro il mancato riconoscimento da parte dell’Inps di una serie di benefici assistenziali come le pensioni di invalidità civile.

Ma non solo, anche il riconoscimento dello stato di portatore di handicap con diritto all’accompagnamento, con rimborsi che sono andati dagli 8mila euro per le cause di minore entità ai 43 mila euro per quella più rilevante con un danno, per la Pubblica Amministrazione, stimabile in oltre un milione di euro.

L’inchiesta ha posto sotto indagine 102 persone, fra cui due avvocati e due collaboratori di studio, 27 medici specialisti tra Ctu e liberi professionisti, quattro funzionari dell’INPS, 11 collaboratori di vari patronati, i quali si spartivano i soldi.

I carabinieri hanno disarticolato una struttura ormai conficcata nel mondo dell’assistenza previdenziale.

Nella vicenda sono rimaste coinvolte anche delle personalità, fra cui l’avvocato Anna Ricciardi, e il dottor Francesco Piscitello, entrambi finiti in carcere e considerati al vertice delle due associazioni.

A supportarli figure come Vincenzo Princiotta, Ilenia De Luca e Rosaria Lo Presti (tutti agli arresti domiciliari), ovvero gestori di patronati o studi di assistenza fiscale.

Secondo l'accusa il compito di questi ultimi era quello di assicurare assicuravano ulteriori adesioni al gruppo indirizzando la clientela privata verso i patrocinatori prescelti, massimizzando i profitti dell’associazione.

Tutto il meccanismo poteva contare anche sui favori di medici e impiegati presso strutture pubbliche, ma anche di liberi professionisti che svolgevano il ruolo di consulenti per i giudici per ottenere i falsi certificati e su alcuni dipendenti della locale sede dell’Inps.

La routine dell'organizzazione prevedeva  che la Ricciardi e Piscitello corrompessero i sanitari di strutture pubbliche, con elargizioni di denaro o altre utilità (somme dell’ordine di alcune centinaia di euro) per redigere false certificazioni attestanti malattie per le quali si poteva poi ottenere la certificazione di invalidità.

Le indagini hanno documentato almeno 15 di questi episodi.

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FONTI:

Per il contenuto: Certificati falsi per truffare l'Inps, oltre cento indagati, coinvolti anche avvocati e medici, lasicilia.it, 5 Dicembre 2017.

Per l'immagine: www.we-news.com

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Articolo scritto da:

Mauro Suma, il Direttore Responsabile (leggi la sua biografia).